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Le Domus de Janas di Pimentel, le importanti necropoli di cinque mila anni fa

Il centro della Trexenta simbolo e culla della religiosità prenuragica

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Poco distante da Cagliari, nella provincia del Sud Sardegna, nella bella sub regione chiamata Trexenta, sorge Pimentel, Pramentellu per i sardi, piccolo centro di circa 1200 abitanti.

Quella di Pimentel è una zona nota e abitata fin dall’epoca prenuragica e nuragica, come confermato da alcune mirabili testimonianze nel territorio.

La storia, come facile immaginare, vede Pimentel attraversare fasi alterne sotto le diverse dominazioni vissute nell’isola, facendo parte del Giudicato di Cagliari e poi di quello di Arborea, per poi divenire feudo dei Visconti di Pisa, e poi aragonese e feudo sotto diverse famiglie, divenendo Marchesato nel 1594 per essere, infine, riscattato dal sistema feudale solo nel 1839.

Di particolare interesse, nel territorio di Pimentel, le domus de Janas di ben due necropoli: s’Acqua Salida e Corongiu.

Le due necropoli sorgono a pochissima distanza dal centro del paese e vicinissime tra loro, e sono uno degli esempi più interessanti della vita religiosa degli abitanti della zona di circa cinque mila anni fa.

Percorrendo una comoda stradina all’uscita del paese, incontriamo per prima l’area di S’acqua Salida, ben segnalata da cartelli e facilmente individuabile. Qui è possibile ammirare delle Domus de Jana ti tipo orizzontale e a pozzetto; di particolare fascino e interesse è la tomba la cui anticella ha un riquadro dipinto di ocra rossa ed una grande cella interna. Nella tomba due, proprio accanto, invece la cella presenta una grande vasca interna con ricavate delle coppelle, piccoli incavi di forma circolare incisi sulla pietra, e due protomi taurine dipinte di fronte alla porta di ingresso.

Nelle prospicienze della zona con le tombe vere e proprie, è possibile ammirare un’area sacra destinata ai rituali sacri e funebri immediatamente precedenti la sepoltura tipici del periodo del Neolitico finale, ossia tra i 3200 ed il 2800 anni prima di Cristo, sebbene gli esperti rilevino tracce di un riutilizzo in epoca successiva, fino al 1600 a.C.

A poca distanza, anche se non ben segnalata, si trova un ulteriore tesoro noto come Necropoli di Corongiu, anch’essa risalente al Neolitico, particolarmente affascinante perché nella parete di ingresso è raffigurata un’incisione molto particolare costituita da un elemento verticale che si biforca in due spirali simmetriche, sottolineate di colore rosso. Questa è probabilmente una delle più antiche raffigurazioni del viso della Dea Madre con un importantissimo valore storico e archeologico, fondamentale per cercare di capire e conoscere la religiosità degli antichi abitanti dell’isola.

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