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“Palla all'insù, Gesù pensaci tu”

Tra decadenza e rassegnazione, si salvi chi può

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Il campionato di serie A volge al termine e a decretarne gli esiti mancano solo 90 minuti. Il Cagliari ci arriva in due modi: costretto a vincere a Venezia, e sperando che la Salernitana non batta in casa propria l'Udinese. Se fosse un film, il genere sarebbe al confine tra un thriller e un horror. Non più padroni del proprio destino infatti, se da una parte i rossoblù sperano di riuscire nell'impresa di tornare con tre punti dalla Serenissima, dall'altra, come i giocatori d'azzardo, son costretti al batticuore da spettatori. Come si sia arrivati a questo punto lo dice il “non percorso” di questo campionato, la mancata crescita della squadra, gli errori di gestione del gruppo, le colpe di alcune decisioni maldestre, il fatto che si sia riusciti a farsi riagganciare da chi (quattro turni fa) era staccato di 6 punti. Il Cagliari attuale riesce a dividere i tifosi in due categorie. C'è chi parla di decadenza, chi di rassegnazione. Decadenza, perché vedere la società sarda che annaspa per non retrocedere da tre quarti di campionato, è un pugno nello stomaco. Rassegnazione, perché tanto, alla lunga, chi detiene le redini della società, pare proprio non sentire ragioni, e persevera ogni anno negli stessi errori. Si prenda fiato dunque. Ma non si tirino in ballo i tifosi. Loro si, salvi lo sono. Lo sono sempre stati e continueranno ad esserlo. A prescindere dalla categoria e dalla gestione Giulini che (nonostante gli investimenti), in otto anni rischia di regalare al Cagliari la seconda retrocessione. Promesse, sogni, immaginazione. Fu proprio il presidente, appena insediato, a parlare di velleità da Champions e stadio nuovo. Promesse disattese entrambe e con gli interessi approssimati per eccesso verso un calcio apatico, privo di passione, grinta e identità. Progetti mai decollati, allenatori cacciati dopo rinnovi contrattuali triennali, direttori sportivi usciti dalla porta e rientrati dalla finestra, giocatori acquistati, visti pochissimo e ripartiti senza lasciare traccia. Qualche esempio? Qualcuno ricorda per caso Van der Wiel, Despodov, Birsa o Han? Se è tempo di bilanci è meglio forse che le cose vadano dette e viste per quelle che sono. Il rischio attuale è che una società storica, la cui dimensione naturale è la serie A, rischi di cadere nell'anonimato più totale di una cadetteria che proprio non le appartiene. Ma, francamente, se la voglia di fare calcio è espressa al suo massimo livello negli esempi citati, la massima serie è probabilmente giusto garantirla a società più mature. Tanto poi il campo presenta sempre il conto e il Benevento di turno, non sempre è presente ogni stagione. “Palla all'insù, Gesù pensaci tu” diceva Carletto Mazzone. Nulla, è più attuale per descrivere la prossima giornata. Si salvi chi può.
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